La conoscenza delle parole è un elemento imprescindibile per la comprensione di un fenomeno. Ci siamo chiesti cosa sia l’intelligenza artificiale a partire dai termini che la compongono. Nel Grande dizionario dell’uso (2000) del celebre linguista italiano Tullio De Mauro si definisce intelligenza artificiale come l’«insieme di studi e tecniche che tendono alla realizzazione di macchine, specialmente calcolatori elettronici, in grado di risolvere problemi e di riprodurre attività proprie dell’intelligenza umana».

Paola Mello, docente all’Università di Bologna e ricercatrice nell’ambito dell’intelligenza artificiale, scrive che «la locuzione “intelligenza artificiale” è un evidente ossimoro, in quanto attribuisce all’“artificiale” qualcosa che è essenzialmente “naturale” in quanto è la prerogativa più gelosa della natura umana: l’intelligenza». Per un ingegnere che lavora nel campo dell’intelligenza artificiale – come precisa la prof.ssa Mello in questo video –  la sfida non è simulare dei comportamenti umani, ma costruire delle macchine che hanno un comportamento confrontabile con il comportamento umano.

È la stessa differenza che passa per l’uomo tra il copiare e il rielaborare delle informazioni per farne delle competenze proprie. E allora come la mettiamo con l’ossimoro? L’enciclopedia online Treccani identifica l’intelligenza artificiale come un ambito di ricerca che «si sviluppa secondo due percorsi complementari: da un lato l’intelligenza artificiale cerca di avvicinare il funzionamento dei computer alle capacità dell’intelligenza umana, dall’altro usa le simulazioni informatiche per fare ipotesi sui meccanismi utilizzati dalla mente umana».

Allora più che ossimoro, sembrerebbe che l’intelligenza artificiale si stia configurando come nuovo paradigma per la comunicazione tra uomo e macchina. Allo stato attuale ci sono ricercatori come Hiroshi Ishiguro, docente giapponese dell’Università di Osaka, che considerano superficiale l’idea di separare umani e robot. Le sue considerazioni partono dal concepire la differenza tra l’uomo e gli animali solo nell’uso della tecnologia. «Senza la tecnologia l’uomo sarebbe solo un animale», afferma Ishiguro. In un futuro remoto, secondo lo studioso, gli esseri umani diventeranno una forma di vita intelligente ma inorganica. Anche il cervello potrebbe essere sostituito da un computer. L’evoluzione umana, quindi, sarà diventare inorganici. Il processo di evoluzione che stiamo vivendo, secondo alcuni scienziati è di trasformazione dall’organico all’inorganico.

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