DeepMind, la startup del gruppo Alphabet acquistata da Google nel 2014, ha sviluppato un sistema di Intelligenza Artificiale in grado di individuare in pochi minuti le patologie oculari. Si tratta di un algoritmo capace non solo di riconoscere oltre cinquanta disturbi degli occhi, ma anche di stabilire la priorità da dare ai pazienti con problemi più gravi.

Finora il tasso di successo è molto alto: il programma è riuscito, infatti, a fornire nel 94% dei casi diagnosi uguali a quelle fatte da specialisti.

“L’algoritmo che abbiamo sviluppato è in grado di valutare le scansioni oculari molto più velocemente di alcuni dei maggiori esperti e con la massima precisione. È destinato a diventare il primo rivoluzionario sistema di intelligenza artificiale per la salute”, ha dichiarato Pearse Keane, uno dei ricercatori che ha lavorato al software. Il sistema, che si è formato attraverso l’analisi di quindicimila scansioni della retina, è in grado di fare una diagnosi dettagliata in meno di trenta secondi.

Inoltre, la divisione dei risultati ottenuti in quattro categorie (urgente, semi-urgente, di routine, semplice osservazione) contribuisce a ridurre notevolmente i tempi di valutazione delle patologie.

Secondo il Financial Times, il mercato dei servizi di assistenza sanitaria che utilizzano AI arriverà a toccare i 6 miliardi di dollari entro il 2021. Sono dati che hanno aperto una discussione tra i diversi esponenti della comunità scientifica, preoccupati dell’eccessiva autonomia delle macchine nel campo sanitario. Ma, per Keane “c’è qualcosa di fondamentale nell’interazione umana fra dottori e pazienti. Uno smartphone o un’app non ti diranno mai che hai una malattia terminale o che diventerai cieco. Ciò che l’AI può fare è dare al settore sanitario il dono del tempo, ovvero ci rende più liberi per altri lavori”.

Siamo di fronte, perciò, ad uno sviluppo tecnologico inarrestabile che sta incidendo in maniera irreversibile anche nel sistema sanitario.

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