Michele MEZZA, “Calcolanti e calcolati nel conflitto terapeutico. Il conflitto moderno nella società virale”

Abstract dell’intervento

Fra il forte e il debole è la libertà che opprime e la legge libera.
   Jean Baptiste Henri Lacordaire,

Il dualismo fra uomo e macchina che banalizza anche il tempo dell’Intelligenza artificiale, dopo aver mistificato il lungo secolo del fordismo industriale, viene attualizzato e concretizzaqto dall’infuriare del coronavirus, che rendendo centrale i sistemi predittivi di calcolo, mettono in prima fila il nodo della contrapposizione fra calcolanti e calcolati, ossia, fra i titolari assoluti delle logiche computazionali e coloro che ne sono solo oggetti, se non proprio pretesti.
Con il termine Beruf, scrive Massimo Cacciari , sempre più lucido nelle sue elaborazioni più approfondite rispetto agli interventi polemici sulla stampa,nel suo libro  Il lavoro dello Spirito ( Adelphi editore, Milano 2020), Max Weber,  intende insieme professione e vocazione. Una simbiosi semantica che l’epidemia ha quanto mai reso inevitabile. 
La vocazione sociale del medico , la sua missione tesa a preservare la vita dei suoi simili, si è trovata, forse mai con questa esplicita e diffusa constatazione sociale, ad essere costantemente insidiata da una professionalità che veniva contaminata e delimitata da una cintura tecnologica e di automatizzazione computazionale che ne modificava l’esercizio.
Abbiamo potuto osservare questa ibridazione professionale nella prima fase diagnostica e terapeutica che si è frapposta all’avanzata del virus, dove  agenti di intelligenza artificiale, pensiamo alla regione di Wuhan in Cina o in Corea del  Sud e Taiwan, hanno potuto circoscrivere e georeferenziare le comunità dei contagiati, sia per quelle figure carismatiche, nel senso più etimologico del termine, che con le loro proiezioni e tabelle statistiche, i loro indicatori di contagio come R0 e RT, ci hanno accompagnato lungo gli itinerari dell’apprensione prima e della speranza dopo, in cui i profili matematici e fisici hanno gradualmente sostituito ogni figura sanitaria sia nelle stime della patologia che nelle previsioni sulla sua dinamica.
Dopo 50 anni di antropologia della rete, scopriamo che l’infezione da malaware, il contagio di virus digitali, la velocità di trasmissione punto a punto come essenza della governance, non sono una metafore di marketing ma una condizione di evoluzione della specie. L’uomo vive e muore per connessione o contagio, che è la stessa cosa.
Il motore del pianeta è ormai esclusivamente il processo di connettività, che nella sue versione malefica, si chiama contagiosità.
E’ questa funzione che sostituisce la produzione materiale, la circolazione di capitale, l’organizzazione dei saperi come modelli di gestione moderna del potere. Tutte funzioni lineari e materiali, sostituite da attività circolari e smaterializzate. Il segno di questo dominio, avrebbe scritto Remo Bodei completando il suo ultimo libro appunto Dominio ( Il Mulino, Bologna 2019), sta nel fatto che solo questa grammatica ipertestuale, solo questo linguaggio computazionale si è opposto alla potenza della pandemia.
E’ proprio mediante l’affermarsi di una dimensione che abbiamo definito appunto  terapeutica, salvifica, universale, di questa potenza connettiva che è appunto l’economia digitale, che permette di rendere visibile, calcolabile, tracciabile la diffusione impalpabile e incommensurabile di un virus , si perfeziona e completa l’arbitraggio dei sistemi di calcolo della rete sulle nostre vite.
E’ questa  l’unica energia che  si è opposta al dilagare del contagio, e che oggi costantemente organizza i destini della popolazione planetaria  in base ad  una dinamica reticolare che ricava forza  proprio dalla reiterazione e riproduzione all’infinito della relazione fra due soggetti che, attivando una trasmissione da punto a punto  fra di loro, trasformano la realtà, producono ricchezza, disegnano governance.

Intervento in IA NO STOP – SOCIETA’ Venerdì 25 settembre ore 17,15 – 17.30


Breve biografia

Michele MEZZA, Giornalista – docente Marketing nuovi media Università Federico II

Michele Mezza, giornalista per circa 40 anni in Rai, dove, dopo aver svolto per tre lustri il ruolo di inviato all’estero, soprattutto URSS e Cina, si è dedicato all’elaborazione di modelli digitali per il giornalismo, collaborando all’unificazione dei GR e realizzando il progetto di RAINEWS24, il primo canale ALL News del servizio pubblico. Già con numerose esperienze nel campo della ricerca e dell’insegnamento, oggi è docente di Culture digitali presso il dipartimento di scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli. Collabora al progetto di ricerca sull’automatizzazione professionale dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Ha svolto consulenze per istituzioni, come la Regione Campania o i comprensori dei comuni umbri. Ha collaborato con il Corecom dell’Umbria e del Lazio. Collabora con numerose testate quale Limes, Critica Marxista, e il Corriere del Mezzogiorno. Ha pubblicato testi come da ultimo Algoritmi di Libertà (Donzelli editore, Roma 2018) e Il Contagio de4ll’algoritmo, le Idi di marzo della pandemia (Donzelli editore, Roma 2020).